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Borgo Solomeo
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Situato sulle pendici di una collina, a circa metà
strada fra Perugia e il lago Trasimeno, nel comune di Corciano,
Solomeo un tempo era un punto strategico in quanto si trovava
a ridosso della strada che collegava Perugia con Castiglione del
Lago e la Toscana. |
| La storia
A dieci chilometri a nord-ovest di Perugia, Solomeo è un piccolo paese posto sulla cima di una bassa collina. La sua storia è quella di un borgo del " contado" perugino, ad iniziare dal periodo degli Etruschi. Già nel III secolo a.C., infatti, le zone intorno a Perugia godono di un crescente incremento demografico e di una conseguente ricchezza; le numerose necropoli testimoniano l’esistenza di sobborghi o di più modesti nuclei insediativi distribuiti nella campagna, il cui diffuso benessere deriva dallo sfruttamento dei suoli. La zona di Solomeo, in particolare, posta lungo una direttrice viaria che da Perugia portava a Chiusi, data la fertilità della seppur non vasta piana del torrente Caina da sempre vocata alla coltivazione del grano, diviene un centro rurale gravitante nell’area della grande città. Risalgono al III secolo a.C., infatti, le urnette cinerarie di travertino utilizzate attualmente come decorazione di giardini nel parco della Villa Antinori -Tocchi, della villa Mencarelli, del castello di Montefrondoso, provenienti da tombe rinvenute nella zona. L’esistenza di necropoli fa supporre pertanto che a Solomeo - il nome è forse da associare ad una divinità etrusca (lumn ??), divenuto poi, nel volgere dei secoli San Lumeo - esistesse una comunità di agricoltori; anche loro probabilmente furono tra quelli che fornirono il grano allorquando Perugia inviò aiuti a Roma nel corso della seconda guerra punica, come narra lo storico latino Tito Livio nel libro XXVIII delle Historiae. Alla coltivazione di cereali si doveva affiancare anche quella della vite; ne troviamo menzione nella Naturalis Historia di Plinio che parla di un’uva perusina molto apprezzata a Modena. Verso la metà del Settecento, inoltre, in località Mandoleto, a ca. 3 chilometri a sud di Solomeo, fu rinvenuta una tomba etrusca contenente un corredo costituito da tre vasi a figure rosse prodotti in Puglia, che costituiscono l’unica testimonianza, finora nota, della importazione in Etruria di tale particolare produzione ceramica. Con la fine della cultura etrusca e la conseguente romanizzazione si assiste anche in questa parte di Umbria al moltiplicarsi di villae rusticae, cioè fattorie agricole: tracce di questi insediamenti sono stati rinvenuti lungo le pendici del colle di Solomeo, presso le vicine colline di Rugolano e Montefrondoso e a Mandoleto. Sul colle, dove ora sorge il paese, doveva esserci una villa di grandi proporzioni, di cui è testimonianza una cisterna per l'approvvigionamento delle acque, rinvenuta nel 1992, i cui muri servirono da fondamenta ad una chiesetta settecentesca dedicata a S.Maria delle Grazie, nel parco della Villa Antinori -Tocchi. Con la fine dell’Impero romano e le conseguenti invasioni di popolazioni straniere, anche questa fertile zona subisce un drastico impoverimento. La guerra contro i Goti, voluta da Bisanzio per riconquistare la penisola italiana all’impero, non risparmiò certo le regioni centrali. I Goti si accanirono contro Perugia, unica delle città dell’Umbria ad opporre resistenza. Nei circa due anni di assedio cui la città fu sottoposta da parte delle truppe di Totila, l’area rurale perugina dovette subire la violenta devastazione degli assedianti. Quando nel 528 l’assedio si concluse con la vittoria di Totila e con il martirio del vescovo Ercolano, il territorio circostante Perugia doveva aver già pagato a caro prezzo la guerra con razzie di bestiame e di derrate alimentari. Se è vero che Totila abbia ordinato di passare a fil di spada l’intera popolazione di Perugia, è facile immaginare quali violenze dovettero aver compiuto i suoi soldati nel territorio durante i due anni di assedio. A distanza di poco tempo l’Umbria, come gran parte dell’Italia, subisce una nuova invasione, quella dei Longobardi. Anche stavolta Perugia oppone una strenua resistenza, tale comunque da ridurre alla totale indigenza la popolazione. Alla fine del VI secolo la zona di Perugia doveva essere molto simile a quella descritta da Papa Gregorio Magno: città spopolate, castelli diroccati, terreni non più coltivati su cui vagavano indisturbate le bestie selvatiche. E’ in questo periodo che le acque della Caina e dei fossi, non più regimentate, fuoriescono dai loro alvei, i campi vengono abbandonati, con il conseguente impaludamento della piana. Di questo rimane traccia nei nomi di alcuni toponimi come Barca, Navicella, Pantano. Ma non tutto il territorio è rappresentato in questo quadro apocalittico, da vero e proprio day after .Accanto a lande desolate si trovavano alcune zone rurali su cui continuò l' attività agricola; è il caso di un stanziamento sulla collinetta di Rugolano, a circa un chilometro da Solomeo dove, già in età romana, era stata edificata una villa rustica. L'insediamento aveva continuato a vivere anche durante le invasioni dei barbari ed era stato munito di un apparato difensivo. Da qui, intorno al X secolo, inizia la ripresa e la lenta riacquisizione dei terreni all'agricoltura. L'opera di bonifica si allargò verso la parte meridionale della collina e, nell' XI secolo, fu edificata (o riedificata) la chiesa di S. Maria del Mandoleto, che una iscrizione tardo-romana indicherebbe anche come ecclesia Angelorum. Intorno alla metà del XII secolo questa parte meridionale del territorio era stata completamente bonificata ed era controllata da un nuovo insediamento, questa volta arroccato sulla cima di una collina e protetto da mura, il castrum Muntis Frondusii, così denominato già nel 1258. Tra il XII e il XIII secolo, si iniziò a bonificare la piana a Nord dell'altura su cui è ubicato Solomeo, menzionato per la prima volta nel 1258 come villa Solomei. Nel 1361 il nucleo abitato di villa Solomei era costituito da un palazzo, un casamentum (casamento), dodici domus (case), due casalini e la chiesa di S Bartolomeo. Il palazzo era di proprietà di Angelello "Sensoli Iohannis Cole" che lo deteneva assieme allo zio Meo "Iohannis Cole", entrambi accatastati in Perugia, rione di Porta S. Angelo, parrocchia di S.Fortunato. Il casamento era di proprietà di donna Nicoluccia figlia di Chiercolo e moglie del defunto Lippolo Galassi, anche essa accatastata in Perugia rione di Porta S. Angelo parrocchia di S. Fortunato, mentre le case e i due casalini erano di proprietà di persone accatastate nella comunità di Solomeo- Monte Frondoso. Nella primavera del 1391 gli abitanti di Solomeo mostrarono l'intenzione di fortificare il proprio insediamento e, il 7 Settembre di quell'anno, si discusse della cosa nel Consiglio dei Priori delle arti di Perugia. All' unanimità si decise di nominare Meo Iohannis Cole Galassi e Cristoforo Petri Tanoli (quest' ultimo accatastato a Perugia rione di Porta S. Susanna, parrocchia di S. Giovanni Rotondo), soprastanti all' opera di edificazione del castrum Salomei. Il castello doveva realizzarsi iuxta pallatium dicti Mei (vicino al palazzo di Meo). Alla fine del XIV secolo il castello di Solomeo doveva essere già ultimato. Di forma quadrangolare, il castrum doveva avere due ingressi: uno sul lato orientale e l'altro a Sud in direzione di Monte Frondoso. La struttura del castello è rimasta pressochè la stessa fino ai giorni nostri; all'interno sono ancora presenti degli affreschi di pregevole fattura con fitte decorazioni geometriche e fitiformi, risalenti alla fine del XIV secolo, che trovano riscontro a Perugia in alcune sale del Palazzo dei Priori, nel ex convento di S. Giuliana, nel complesso dell'antico ospedale del Collegio della Mercanzia e a Fonte Avellana in provincia di Pesaro. Nel 1402 il castello di Solomeo insieme a quello dell'Ospedale di Fontignano cadde in mano ai ribelli di Perugia; ma nello stesso anno, il 16 dicembre, la rivolta fu sedata i Priori concedevano a Ser Coluccio de Arquata la facoltà di inquisire i rivoltosi, i forestieri e gli abitanti del contado perugino. Il 15 dicembre del 1503 il consiglio dei Priori discusse la Realizzazione di un pozzo in Solomeo con lo stanziamento di 16 fiorini. Constatata l'indigenza in cui versavano gli abitanti del luogo, Simone de Fumagiolis si era accollato l'onere di prevedere ad integrare di tasca propria quanto stanziato dal governo perugino. Il pozzo doveva avere una profondità di 50 piedi (18 metri), ed essere realizzato dentro o fuori del castello laddove si riteneva più opportuno. Il 4 Marzo del 1578 il consiglio dei Priori di Perugia discusse la necessità di concedere licenze edilizie su terreno pubblico a ridosso delle mura del castello. Le abitazioni che si costruirono non furono molte: sono attualmente da individuare in un gruppo di case sul lato sud-est del castello. Solo successivamente, nel 1729, ad esse se ne aggiunsero altre, sempre su questo lato. La popolazione del paese è sempre stata in numero esiguo; da uno Stato di Anime del 1694 si evince che nel territorio di Solomeo abitavano 133 persone; nel 1805 gli abitanti erano 157, mentre nella seconda metà dell'800, grazie alla riunione tra le parrocchie di Solomeo e Mandoleto, si contavano 400 persone. Chiesa di S.Bartolomeo La chiesa di S.Bartolomeo edificata tra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, dipendeva dal capitolo della cattedrale di Perugia; Già nel 1332 - 1334 dompnus Andrea, rettore, pagava la razione delle decime: quale prima rata pagò 40 soldi cortonesi, e poi altre quattro rate di 30 soldi ciascuna. Al Capitolo corrispondeva due capponi l'anno. La chiesa, che pure risultava parrocchiale, era però sprovvista di fonte battesimale, e, in certo modo, dipendeva dalla Pieve di S.Maria del Mandoleto. Nell'anno 1740 dal momento che la primitiva costruzione duecentesca era quasi in rovina, si provvide alla costruzione di una nuova chiesa, che, sorta sulle rovine della precedente, fu ultimata nel 1748. La costruzione non doveva essere molto grande; tuttavia, sulla base della descrizione che di essa fa il parroco Pietro Penna nel 1835, si evince che doveva avere delle forme semplici ma aggraziate, così come si presenta ancora la chiesa di Mandoleto. Nel 1841, soppressa la parrocchia di S.Maria del Mandoleto, la chiesa di S.Bartolomeo divenne Pieve con la prerogativa di battezzare. Il fonte battesimale fu perciò portato da Mandoleto a Solomeo. Sul finire dell'Ottocento, in concomitanza con l'elevazione a Papa (Leone XIII) di G.Pecci, vescovo di Perugia, si propagò per tutta la diocesi perugina un grande fervore edilizio. E' questo il periodo in cui vengono ricostruite, o ampliate, o modificate moltissime chiese. Anche Solomeo si adeguò a questo rinnovamento e nel 1891, era parroco Don Enrico Brunelli, fu abbattuta la chiesa settecentesca (facendola brillare con le mine) per dare posto ad un'altra molto più grande. Si affidò il progetto ad un architetto in voga in quegli anni, Nazzareno Biscarini, ideatore di molte costruzione sacre; il miglior esempio è dato dalla chiesa del cimitero di Perugia. L'architetto Biscarini progettò una chiesa molto alta in stile neogotico. La tecnica muraria usava materiali poveri; l'interno risultava ricco grazie alle colonne di mattoni e stucco, e alle cornici di stucco, opere di Francesco Biscarini che con Raffaele Angeletti, in qualità di decoratori avevano impiantato in via del Labirinto a Perugia una bottega. Il soffitto e le volte furono dipinti da pittori perugini, i fratelli Coriolano e Osvaldo Mazzerioli con scene tratte dall'antico e dal nuovo testamento. Gli altari, in numero di cinque, furono portati dalla dismessa chiesa del monastero dell'Annunziata di Montemorcino Nuovo di Perugia, oggi sede dell'Università degli Studi. Sono opera di Francesco Caselli su disegni di Carlo Murena; realizzati in gran parte con marmi di spoglio da monumenti di età romana, risalgono al 1782. Furono acquistati per la chiesa di Solomeo da un possidente del luogo, Raffaele Bucarini, che, oltre a dare fondi per le opere murarie, fece dono anche di un coro e di un organo per la somma totale di £. 29. 859 e 61 centesimi. L'organo risale al 1791 ed è l'unico esemplare rimasto ancora funzionante del perugino, Adamo Rossi, organaro ed insieme organista della chiesa di S,Pietro a Perugia. Si deve molto probabilmente alla magnanimità dello stesso Bucarini, l'acquisto di un crocefisso ligneo risalente al XVII secolo, di grandezza maggiore del vero, affiancato dalle statue della Madonna e di S.Giovanni, dalla chiesa di Passo dell'Acqua, vicino Bosco, lungo la strada Perugia-Gubbio. Retaggio delle chiese precedenti sono molti oggetti di arredo sacro, quali candelieri, ostensori, ecc. ed un gonfaloncino realizzato da un dipinto su tela, con Sacra Famiglia e Santa Monica di scuola "peruginesca"., tagliato , probabilmente nel '700, per essere inserito su un supporto ligneo. Settecentesche sono altre due tele rappresentanti l'uno l'incoronazione della Vergine, S.Giorgio, S.Giuseppe e S.Bonaventura, l'altro S.Monica, probabilmente opere di Francesco Appiani (Ancona 1704 - Perugia 1792). Chiesa di S.Maria del Mandoleto Nonostante la zona del Mandoleto sia compresa nell'ambito del Comune di Perugia, e Solomeo in quello di Corciano, la Parrocchia da tempi remoti fino ai nostri giorni ha sempre compreso lo stesso territorio, tant'è che alcune ricorrenze, come S.Lucia o l'Addolorata, vengono celebrate a Mandoleto, mentre altre a Solomeo. Lo sconfinamento in un comune diverso, d'altra parte, è avvenuto anche per il Cimitero, che pur essendo ubicato in Comune di Perugia dipende dal Comune di Corciano. Ricostruita dalle fondamenta nel 1743, probabilmente sul luogo di una chiesa di X-XI secolo, che, a sua volta, prendeva il posta di una ecclesia Angelorum, attestata in età tardo antica, la chiesa, dedicata a S.Maria, ha mantenuto pressoché intatte le sue forme, immersa nel verde della campagna e inglobata in una struttura fortificata, ora adibita ad abitazioni. La pianta è estremamente semplice, con copertura a capanna e campanile a vela. Al suo interno conserva una elegante macchina d'altare in legno intagliato e dorato, con un dipinto centrale, ad olio raffigurante l'Assunzione di Maria Vergine con Maria Maddalena e S.Antonio, probabilmente opera di Francesco Appiani, e proveniente forse dalla chiesa di S.Severo di Perugia. Molto venerata dalla popolazione è una statua lignea del XVII secolo raffigurante S. Lucia. Chiesa di S.Donato di Montefrondoso Ricostruita nel '700, presenta una pianta molto simile a quella di Mandoleto, con una elegante facciata vanvitelliana. Spogliata al suo interno degli intonaci settecenteschi, conserva una formella di maiolica rappresentante la Madonna del latte, che, come vuole la tradizione, pare abbia operato prodigi nel 1796, all'epoca del dominio francese. Villa Antinori- Tocchi Appartenuta dapprima alla famiglia perugina dei Vermiglioli, passò poi tra le proprietà degli Antinori. Nata come casino da caccia fu ampliata ed abbellita nel 1870 allorquando Maria Bourbon Del Monte andò sposa a Giacomo Antinori. Verso il 1885 Mario Mariano Antinori la acquistò dallo zio Raffaele, fratello del noto esploratore Orazio Antinori. Nel 1904 Lodovico Antinori la vendette al cognato Domenico Tocchi. Attualmente la villa è di proprietà Cucinelli. Annesso alla villa è una grande giardino e un ampio parco che un tempo ospitava delle piante esotiche, di cui rimane un esemplare di Sophora japonica. Villa di Montefrondoso Situata sulla cima di un colle, la villa ha un impianto medievale, con rifacimenti e corpi aggiunti nel corso dei secoli. Fin dal XVII, perso il suo carattere di fortilizio, divenne soggiorno ameno e di svago per famiglie gentilizie; in particolare quella dei Floramonti dovette essere la più munifica di interventi architettonici e di migliorie per il Settecento. Nelle stanze della residenza si possono ammirare vedutine e paesaggi di genere di gradevole fattura. Pur con qualche manomissione successiva e con a margine figurine di tono popolare, ma di colta esecuzione, questi dipinti murali narrano minutamente i luoghi confinanti le proprietà di famiglia e sparsi riferimenti ad episodi di vita reale. Un così particolare argomento pittorico era molto amato dal nobile Andrea Floramonti che come narra Baldassarre Orsini: " possiede più pezzi di paesi di Gasparo Pussino, entro i quali sono figure assai belle… Due paesi squisitamente acquarellati ed inventati con gusto e naturalezza, di Francesco da Capo..". Alla fine del XVIII secolo Francesco Ridolfini acquistò la proprietà di Montefrondoso dai Crispolti. La villa passò poi a Beatrice Ridolfini, che la condivise con il marito, l'avvocato Claudio Valentini, ministro plenipotenziario della Real Casa. |

